É arrivata la Smorfiosa

Mi piacciono le persone e mi piacciono le loro storie, trovo qualche cosa di buono in ogni persona che incontro indipendentemente dal ruolo che poi avrà nelle mia vita.

Mi reputo una donna socievole e amicale con tutti e sono la classica tipa che crede negli altri, negli altri come individui pensanti, empatici che cercano di provare affetto e amore e sono poi la classica persona che la prende nel culo è!

Sono da un po’ lontana dal mio territorio milanese perchè sto seguendo due progetti qui in Emilia Romagna, uno come consulente e uno sul piano della comunicazione e creazione di contenuti; comunque un giorno mi trovo in riunione con il team con il quale lavoro sul secondo progetto, si parlava su come veicolare gli utenti e i fruitori all’interno di uno spazio espositivo che sia un museo o una galleria, ed eco che arriva lei bibliotecaria dal sorriso e gli occhialoni, si presenta, si chiama Elvira.

Ecco dovete sapere che ho un albero genealogico tempestato di nomi importanti e pesanti, nelle mie famiglie i nomi sono una cosa seria e sono stati scelti tutti con cura, i miei nonni prima e i miei genitori dopo sono stati chiamati con nomi di personaggi storici e biblici ed io stessa porto un nome lungo e sonante.

Ancora oggi mio padre mi ripete spesso che se mai avrò figli dovrò scegliere i loro nomi con cura, perchè il nome che ti porti addosso condizionerà la tua vita, le tue scelte e l’idea che le atre persone avranno di te, immaginate la mia faccia quando alle mie orecchie è arrivato il nome Elvira.

Non voglio cadere in luoghi comuni o stereotipi e quindi sono sempre pronta a ricredermi.

Elvira si siede, si lega i capelli tira fuori il suo set di penne big, fogli e con il sorriso sempre stampato sulla sua faccia annuisce a qualunque cosa si dica.

Nei giorni successivi la osservo attentamente, scruto il suo modo di atteggiarsi con i colleghi ed i superiori, noto il suo modo di parlare, ridere, rispondere e vestire.

Elvira è basic, capello biondo, faccia pulita giusto un po’ di mascara, maglietta nera, pantalone a vita alta nero e sandali, sempre così e non c’è nulla di eclettico, stravagante o che denoti un briciolo di personalità, niente di eccessivo, nessuna nota distintiva, nessuna caratteristica e se lavori all’interno di una “industria creativa” qualche cosa in te di creativo ci dovrebbe essere.

Lei no, è basic come la linea di Zara bianca e nera che sta bene con tutto e a me che sono del segno della vergine quello che sta bene con tutto non mi convince mai troppo.

Nei giorni seguenti noto che Elvira nel suo essere basic vuole stare bene anche con tutti, si atteggia, dice e parla in modo diverso in base alla persona che ha davanti, con la responsabile del personale è in un modo, parla in un determinato modo si descrive come responsabile e precisa, parla della sua vita da poco più che venticinquenne costellata di responsabilità lavorative di ogni tipo e che tutte, proprio tutte le hanno insegnato tanto, con il responsabile di area parla della sua passione per la comunicazione digitale e di quale onore provi nell’aver avuto la gestione di una pagina social e che occuparsi della comunicazione digitale di questo noto social network, che lei però non ha mai usato, la lusinga molto, poi la vedo parlare con la project manager e si mostra sfacciata, frivola, disinibita e ammiccante, la domanda che mi sorge spontanea è … ma chi è Elvira?

Dopo una attenta analisi Elvira è la classica smorfiosa, la tipica tipa leccapiedi che pur di piacere a tutti e avere successo non si espone mai troppo, si mostra per quella che non è, anzi si mostra per quella che conviene, fa quello che conviene e le conviene anche passando sopra alla povera stagista di diciannove anni che è finita li per sbaglio e si è scordata di spegnere una luce.

Elvira è la ruffiana di turno, che fa i sorrisi giusti e si mostra disponibile sopra ogni cosa e che soprattutto da ragione a tutti ma della sua vera opinione, se ne ha una poi, non si sa mai nulla. Si spinge oltre i suoi compiti e  va a ficcanasare nelle aree che non le competono perchè è una precisa lei e vuole rendersi utile.

Ecco io non sono gelosa del mio lavoro; sono gelosa di tante cose come dei miei libri, dei miei colori, sono gelosa della mia solitudine, del mio tempo e del soggetto dei miei desideri sessuali, ma non sono gelosa del mio lavoro anche perchè sono brava, ma ci sono invece persone che sono gelose del proprio orticello e di quello che si sono conquistate e dopo due interventi fuori luogo alla povera Elvira è stato fatto il culo ed io di questo ho goduto, lo ammetto.

Dunque, come dicevo apprezzo l’essere umano, ma non quando si rivela superficiale, mediocre e ruffiano ed Elvira rientra nelle ruffiane, quelle smorfiosette che fanno le faccine sognanti, che rispondono sempre per prime ai messaggi, che mandano messaggi per ogni cosa e raccontano di far cose da fenomeni del problem solving per salvare le sorti di un evento anche se non le compete, ma lo fanno ugualmente perchè loro sono brave.

Non voglio essere fraintesa, ho avuto colleghi che si comportavano come lei, ma notavi in loro una certa genuinità e vocazione, operatori e mediatori che facevano anche di più perchè il lavoro è lavoro e se ci si da una mano i compiti si alleggeriscono, i tempi si accorciano e la fatica la si sente meno, ma lei no …

Trovo in tutto quello che fa un alone di calcolo meschino e becero, ogni parola misurata, ogni atteggiamento, sorrisino, ogni volta che passa la mano sulla spalla del suo coordinatore vedo ruffianeria e spocchia.

Elvira ha provato a fare la ruffiana anche con me con scarso successo, ho fatto notare i suoi atteggiamenti chiedendo che mi sia tenuta alla larga, lontana da me dal mio lavoro e dal mio team di lavoro. Non amo chi fa il doppio gioco, chi non esprime mai una propria opinione, chi non si prende le responsabilità delle sue idee, non mi fido di chi non si lamenta mai e trova tutto “fantastico”.

A presto

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Parlare bene e razzolare malissimo … uomo con la barba colpisce ancora.

Chi aveva detto di stare nel proprio?

Dai lo abbiamo fatto tutte; incazzarci come le bestie, cancellare le conversazioni, rispondere a monosillabe alle loro domande e poi il tempo passa, loro ci mandano messaggi carini, gif ironiche, fanno una telefonata, mandano un cuore su WhatsApp e a quel punto a noi l’incazzatura passa, non pensiamo più alle pene corporali più sadiche da infliggere, ma anzi pensiamo alla miriade di baci, agli abbracci, alla sua pasta al forno, pensiamo a tutti i suoi lati positivi, poco importa se magari è un criminale, traditore.

Ecco piùo meno è andata così, ma procediamo con un riassunto delle puntate precedenti: lui quarantenne affascinate con la barba, un lavoro stabile, ironia e passionalità, abitiamo lontani, ma cerchiamo di vederci almeno due volte al mese, cerchiamo di organizzare un weekend a Bologna che salta, ma riusciamo ad incastrarci con i tempi per una gita fuori porta ed ora rincomincio da qui.

Lui mi aveva dato quella risposta di merda, non ho sicurezze, non ho l’esclusività, non c’ho una sega insomma ed è tutto precario, ma ciò nonostante mi organizzo e parto, lo raggiungo in una cittadina Lombarda e passiamo due giorni piuttosto belli, giriamo per la città e intanto che io racconto storia e arte lui fa foto, mi abbraccia e bacia, rientriamo in hotel nel tardo pomeriggio, Damiano ha un talento nel scegliere gli alberghi, passa da quelli super moderni a quelli più tradizionali e caratteristici con edera sulle persiane, bagni affrescati, e soffitti a cassettoni.

Usciamo a cena, poi passeggiamo e questa volta lo fa tenendomi per mano.

Durante il tragitto in taxy continua a tenermi per mano, arrivati in camera mi spoglia e facciamo l’amore una, due, tre volte; lo facciamo anche il mattino dopo.

Ci salutiamo nel primo pomeriggio e ci aggiorniamo per vederci due settimane dopo a casa sua, e andrà proprio così.

La settimana dopo mi trovo a casa dai miei, era mercoledì sera mi arriva un suo messaggio “ Se ti rapissi stasera e ti riportassi a casa domani sera? Ti porto in un posto che ti piace!”, la mia curiosità vola ai massimi livelli e le farfalle nello stomaco iniziano a volare, gli dico di darmi il tempo di organizzarmi, mi faccio una doccia veloce, infilo un paio di jeans ed una camicetta, metto in borsa il cambio, lo spazzolino e il deodorante e due ore dopo siamo in macchina insieme in direzione, bhe Bologna.

Ci fermiamo a cena a Modena, offro io, verso le 23:30 arriviamo a Bologna e entriamo nella nostra stanza d’albergo e prima delle 02 non ci addormentiamo. Il mattino dopo aver fatto colazione lo accompagno ad un convegno poi ci salutiamo, lui sarà impegnato tutta la mattina ed io posso girare per la città. Che sensazione strana essere nella città che amo, con l’uomo per il quale credo di essermi presa una cotta e nonostante non fossimo insieme però il sentirci tutta la mattina, mandarci messaggi e foto, il tenerci aggiornati negli spostamenti mi faceva sentire bene, partecipe e coinvolta in qualche cosa.

Ci ritroviamo alla fine del convegno, saliamo in macchina e torniamo verso casa, era il 23 maggio, oggi è il 15 giugno e non ci siamo più visti e sono consapevole del fatto che questo mese non ci vedremo, siamo riusciti ad organizzare una fuga per i primi di luglio e poi chissà.

Quanto può andare avanti non lo so, ma sono una che conosce bene il termine “perseveranza”, da quando lo conosco e mischiamo le nostre pelli e carni sono passati tre mesi e da quel giorno di marzo ho rifiutato due inviti ad uscire reiterati nel tempo, è tornato a farsi vivo anche Gregorio quello del sesso occasionale ed io che faccio? Gli do corda per un po’ e poi non mi faccio trovare, mi tiro indietro, sono uscita con un ragazzo di 27 anni troppo carino, ma poi mi son trovata a fare i conti con i sensi di colpa nei confronti di Damiano e quindi niente… sto qui come Penelope a fare la tela, che faccio ogni giorno e disfo ogni notte in attesa di luglio per vederci 48 ore.

Non so dove ci vedremo, se mi raggiungerà lui o io e non so cosa faremo, ma so che le uniche cose che mi interessano è vederlo, stare insieme, limonare come se non ci fosse un domani e fare l’amore ad oltranza, dedicarci del tempo, ascoltarci e chiacchierare moltissimo delle nostre cose, vorrei capirci qualche cosa questo si, ma conosco bene la persona che sono, non parlerò per non alterare questo equilibrio che si è costruito, non farò domande spinose per non discutere e perchè non voglio rovinare il poco tempo che abbiamo insieme, non parlerò perchè vorrei che fosse lui a farlo.

Non lo farà.

A presto

Ciao, sono il treno che passa!

Sto cercando di capire se archiviare o no la non storia con Damiano, ammetto che la sua barba, il sesso, i baci e le chiacchierate mi mancano, ma come dicono le mie amiche “ per scopare si fa presto a rimediare”.

Fatto sta che ci sentiamo poco, niente e ammetto che questo lasciare scemare piano la cosa mi aiuta molto, anche perchè sono presa da una serie di cosette lavorative che mi tengo occupata e quando scatta la noia e la stanchezza da lavoro vado a correre.

Sono in ritiro in un monastero, per essere precisa Eremo di Sant’Alberico vicino a Forlì, qui ho la possibilità di scrivere, pensare, depurarmi, stare in silenzio e correre, correre e correre.

Dunque parliamo dei treni, non quelli delle Ferrovie dello Stato, anche quelli hanno dei problemi certo, ma i treni che intendo io sono quelli metaforici, sono opportunità, occasioni, amori, scappatelle che ci lasciamo scappare perchè siamo insicure, non pronte, perchè speriamo in una seconda occasione o perchè se sarà destino…destino stograncazzo!

Questa è la mia storia, vera, di quando ho perso un treno che sarebbe ripassato quattro anni dopo.

Ci incontriamo proprio su questo Eremo a maggio di quattro anni fa, lo fermo io con una battuta del cazzo “ Ciao, bei tatuaggi!”, lui si ferma, fa marcia indietro e avvicinandosi allunga la mano con un gran sorriso “Ciao Umberto e tu?”, io rispondo e gli stringo la mano con forza.

Umberto è bello, magro, sguardo malinconico, barba, tatuaggi in vista ed sulla sedia a rotelle, la storia di Adele e di sua madre ha cambiato fortemente la mia visione delle cose e del tema disabilità, quindi ritrovarmi attratta da Umberto mi è sembrata una cosa naturale e quasi scontata.

Passiamo tre settimane insieme, Umberto fa il ristoratore in una città del Sud, ha un accento campano notevole, la passione per le motociclette, il cibo, i tatuaggi ed un amore folle per sua nipote.

Ha avuto un brutto incidente quando aveva ventanni, ora sono diciotto anni che è tetraplegico, ma nonostante la sofferenza, la fatica, la riabilitazione, Umberto trasmetteva tenacia e voglia di starci a questo mondo.

I giorni passano, io sempre tra le mura della mia stanza per scrivere, lui in giro a caccia di prodotti del territorio, ma ogni momento era buono per incrociarci, fumare una sigaretta o parlare dei tatuatori che ci piacevano di più; da Delia Vico, a Marco Matarese, avevamo questa passione per il disegno sulla pelle che ci teneva alzati a parlare.

Le settimane passano veloci, quella che era una semplice simpatia per me inizia a tramutarsi in qualche cosa di un po’ più imbarazzante, lo guardavo negli occhi e mi emozionavo, a volte arrossivo pure e speravo che lui non se ne accorgesse. Umberto ai miei occhi e nei miei pensieri non era in carrozzina, era un uomo fatto e finito con una storia difficile alle spalle, noi non ci siamo mai detti nulla di sentimentale, avevamo un modo dolce e gentili di parlarci, ma nessuno ha mai fatto trapelare il minimo interesse l’uno per l’altra, capitava a volte di parlare di lavoro cioè come fondere il mio con il suo, era difficile, ma con la birra in mano pensavamo ai coworking, le chiamate skype…parlavamo e flirtavamo e questo mi piaceva molto, ma in quattro settimane non sono mai riuscita a avere un contatto fisico, un abbraccio figuriamoci un bacio.

Avevo 28 anni quando ho conosciuto Umberto, credevo all’amore o comunque a qualche cosa che ci assomigliasse, credevo alle trasferte per vedersi, all’attesa perchè ne valeva la pena … eppure …ho spruzzato il Raid alle mie farfalle nello stomaco e non ho mai detto nulla.

Ci siamo salutati con lo scambio dei contatti social, non il numero, un caldo abbraccio, lungo e rincuorante con la promessa di vedersi al più presto e sentirsi spesso.

Ci siamo scritti, ma non ci siamo visti per quattro anni, fino a quando…

Eccolo, su questo Eremo con il suo Triride che gira senza paura tra borghi e stradine.

Non è l’uomo che ho conosciuto io, era diverso nel suo modo di vestire e nel suo sguardo, ma quando l’ho visto non ho resistito così gli ho messo le braccia al collo e gli ho dato un bacio con lo schiocco, ma Umberto quasi non mi guardava in faccia e le parole erano poche, controllate e monosillabiche, poi vedendo avvicinarsi una donna alta e mora mi dice “ Guarda lei è Federica, mia moglie”.

Il treno era passato, mi aveva travolto, decapitata e fatto a brandelli il mio corpo.

Ora ci incontriamo spesso, lui rimarrà qui fino a fine mese e il mio soggiorno depurativo dalla civiltà andrà oltre, ma cosa è cambiato?

Un matrimonio certo, eppure gli sguardi continuano ed i sorrisi anche, ma c’è imbarazzo e non c’è più la parlantina tranquilla e sciolta di prima, quindi tra di noi c’è stato qualche cosa di platonicamente idealizzato, bello e sensuale, ma mai consumato che ora ci mette in imbarazzo?

Non lo so, so solo che nella mia testa Umberto è stata una cotta bellissima ed emozionante, so che questo treno è passato quattro anni fa e adesso si è ripresentato totalmente prenotato con una fede al dito ed io non posso fare altro che vederlo passare …

E poi ecco un messaggio da Damiano, forse non essermi fatta viva per tutto il giorno lo ha stranito?

A presto

The Magician … tutta colpa della sua barba.

 

Due settimane dopo raggiungo Damiano l’illusionista a casa sua, mi recupera in stazione andiamo a fare l’aperitivo e poi un super sushi nel centro delle sua città, non c’è niente da fare Damiano questo quarantenne dalla barba incolta e dagli occhi scuri mi ha in qualche modo affascinata e mi fa sentire tranquilla e desiderata.

Chiacchieriamo molto, riceve un paio di telefonate di cui una dal suo capo che è a conoscenza della mia esistenza, mi chiede della mia famiglia, dei miei progetti futuri, del gatto e del mio lavoro da randagia, dell’arte, della scrittura, insomma Damiano è un uomo che si interessa, sembrerebbe, di quello che faccio.

Ovviamente mi prende in giro per tutto, per tutto quello che fa parte di me del mio vestire, del mio parlare ed io mi diverto molto.

Arriviamo a casa sua ed entro in un appartamento al secondo piano di un palazzo ultra moderno, arredamento di design e sopra tavolo della sala un regalo per me, aveva comprato un blocco da disegno con matite ed io mi sono emozionata, braccia al collo e una miriade di baci.

Ecco dovete sapere che la sottoscritta non è proprio la persona più rilassata e effettuosa di questo mondo, tendo a stare nel mio che il più delle volte viene frainteso con lo stare sulle mie …no, vi sbagliate sto solo nel mio.

Io e Damanio ci spogliamo e facciamo l’amore, poi rimaniamo nel letto a chiacchierare e lui sorridendo dice “ E’ tutto molto bello, tu qui che mi dai i baci, io che ti accarezzo la schiena, è davvero tutto molto bello”..

Ma dai cazzoooo, una poi ci crede … voglio dire sono cresciuta con il mito di Mila e Shiro, il principe Eric e le cose sono peggiorate guardando Dawson’s Creek, anche peggio quando ho visto per la prima volta Orgoglio e pregiudizio e il bel Mr. Darcy.

Porca mignotta non è possibile che dico addio ad ogni mia convinzione sugli uomini per così poco, per una frase ad effetto, io che raccolgo storie di disagi sentimentali, casi umani, traditori, bastardi, paranoici, uomini insomma.

Eppure è andata così e facciamo l’amore per la seconda volta e il mattino dopo? Ancora, dopo un abbraccio lunghissimo.

Lui si veste, si prepara per andare al lavoro, mi accarezza e bacia e mi dice “ La prossima volta a Bologna” ed io annuisco sotto i suoi baci.

Esce di casa, io aspetto qualche minuto poi mi rivesto faccio il letto prendo le mie cose e gli lascio una cartolina proprio di Bologna sullo specchio in bagno, poi chiudo la porta e me ne vado. Gli propongo di vederci sabato, ma ha da fare deve andare a Milano ed io ci rimango male, ma incasso e faccio finta di niente.

Stasera gli faccio la domanda che mi attanagliava da tutta la giornata “Ma tu oltre a me vedi altre?”

….

Lui “ E’ una domanda che io no faccio a te, facciamo quindi che tu fai lo stesso con me?”

Sorvolo e chiudo la conversazione con una scusa, cancello le nostre conversazioni.

Io condivido malvolentieri il soggetto dei miei desideri sessuali/sentimentali, ho accusato il colpo perchè è stata quasi una confessione di colpevolezza, ed io sono grande, stanca e matura per infognarmi ancora in una non storia complicata, incasinata, precaria e affollata.

Lascio correre e lascio organizzare a lui questa quarta volta insieme se vorrà, io mi distacco e rincomincio a stare nel mio.

Prendo spazio, aria e precauzioni … alla fine sono tutti uguali, o forse sono io che non sono ancora l’eccezione di qualcuno.

A presto

 

The Magician …è apparso veramente!

Eccoci, sono stata presa da mille cose tra cui un viaggetto, un programma lavorativo impegnativo, un paio di influenze da debellare e il secondo incontro con Damiano.

Ricapitoliamo, ci vediamo la prima volta a Crema nel primo pomeriggio e l’appuntamento si protrae fino alle ore 23:30 circa quando ci salutiamo con un bacio e con la sua affermazione che il 24 marzo sarebbe sceso a trovarvi ovunque io fossi e chi ci credeva.

Invece eccolo che si avvicina il giorno, ero al lavoro e lui mi scrive di essere arrivato a destinazione mentre mi aspetta fa un giro e si diletta in shopping spietato e selvaggio tra i negozi del centro.

Quando arrivo gli vado incontro, ci salutiamo e abbracciamo, finiamo il giro e andiamo al suo albergo, la camera era molto bella, spaziosa, pulita e con una vista fantastica sul mare e lui insiste perchè, dopo una lunga giornata di lavoro, io approfitti del bagno e dell’accappatoio pulito fornito dall’hotel per fare una doccia prima di andare a cena.

La cosa non mi è parsa cosi strana o spudorata, mi levo le scarpe, prendo la biancheria di ricambio ed entro in bagno e mi faccio una bollente e rigenerante doccia, esco 10 minuti dopo in accappatoio con tutta l’ ingenuità che mi contraddistingue, lui mi viene incontro e mi bacia con passione e mi butta sul letto slacciandomi l’accappatoio.

Ecco quello che segue non è molto diverso da una scena da film tra il romantico ed il pornografico, tra baci, abbracci, carezze e orgasmi arriviamo in ritardo al ristorante.

La cena viene consumata in modo tranquillo e chiacchierando del più e del meno, sempre con un sottofondo di sfottò da parte sua e poi dice “ comunque indipendentemente da come andranno le cose tra noi, io verrò sempre a trovarti per chiacchierare e mangiare insieme” … non so…mi ha insospettita parecchio quella affermazione, ma cerco di sorvolarci sopra e fare finta di nulla.

Torniamo in albergo, nemmeno il tempo di entrare che già le sue labbra erano sulle mie, le mani sul mio fondoschiena e via tutti i vestiti.

Lo facciamo altre due volte ed è stato oggettivamente bellissimo, tra una coccola e l’altra lui si lancia in affermazioni tipo “ti ho voluta dal primo momento, non pensavo di piacerti, ma quando ci siam dati quel bacio ecc ecc..bla bla bla….”

Damiano non ha nulla che non va, è un uomo sexy, con mille interessi, realizzato nel lavoro, simpatico e sfacciato al punto giusto…non capivo queste sue paranoie, ci addormentiamo stanchi e accoccolati.

Il mattino dopo il sole entra dalla finestra, noi ci svegliamo, abbracciamo e ri_rifacciamo l’amore e poi dritti a far colazione.

Ammetto di essermi addolcita molto con questo uomo, che di sicurezze non me ne da o forse nella mia mente me ne aveva date dopo quelle affermazioni, il sesso è stato cosi tanto appassionato e soddisfacente che due settimane dopo sono stata io a raggiungerlo a casa sua per un terzo incontro …che forse è stato anche l’ultimo.

A presto

Quando si è in tre

Questa non è la storia di un incontro sessuale a caso, questa volta è altro argomento più profondo forse o forse solo più intrinseco di amore e affetto.

Mi ha chiamata Adele, era in treno e stava tornado da una delle sue fughe di ventiquattro ore a Bologna, dove è stata a casa dei suoi amici Dario e Josè.

Adele e Dario frequentano lo stesso corso universitario, Dario si innamora durante un viaggio in Spagna di Josè ed è ricambiato, questo amore non finisce e Josè segue Diego in Italia ed ora sono otto anni che stanno insieme.

Adele ha appoggiato e difeso questo amore da sempre, da sempre è stata dalla loro parte soprattutto da quella del suo amico che dall’altra parte aveva ed ha una famiglia poco incline all’accettazione dell’omosessualità del figlio.

Questo rapporto o non rapporto ha da sempre rappresentato un ostacolo, Diego è un ragazzo che parla poco ed è un incassatore, cioè è uno che incassa i colpi e lo fa con pazienza, classe e discrezione ed è proprio per questa sua caratteristica che poi alla fine Diego è uno che ce la fa e ce la farà, incassando ha salvaguardato il suo rapporto, il suo compagno e il loro amore sicuramente sacrificando la sua pazienza e sensibilità.

Adele ha aiutato nella logistica quando ha potuto e come ha potuto, ha regalato un biglietto aereo a Diego per poter raggiungere il suo fidanzato in Spagna quando erano lontani per troppo tempo, ha ospitato Josè nel suo primo periodo di vita Bolognese e loro sono stati con lei quando sua madre stava male, quando sua madre era in coma, quando sua madre non la riconosceva nemmeno, erano con lei quando ha detto la prima parola, sono da lei ogni estate, erano con lei quando sono iniziati gli attacchi di panico e la depressione ed erano con lei quando ha scoperto che quel coglione di merda che frequentava da un anno era fidanzato.

Adele, non ha fratelli, ha una famiglia piccola e difficile, negli anni ha cercato di costruire ed edificare rapporti umani sinceri, fatti di appoggio, affetto, amore e fiducia, ha trovato persone che la amano con tutti i suoi difetti, per il suo modo eclatante di essere rumorosa e sfacciata, Adele ama e d è riuscita a farsi amare in qualche modo, per lei Diego e Josè sono casa e famiglia e sono la cosa più vicina al concetto di fratello, Adele non vuole figli ma per loro lo farebbe, perchè dice che sarebbero due genitori fantastici.

Adele Diego e Josè sono sopravvissuti insieme.

Ieri a cena Adele ha mangiato involtini primavera e lacrime, Diego e Josè tra qualche mese se ne andranno a vivere in Francia.

È strano..

può capitare che le persone che reputi come parte integrante della tua famiglia, poi non abbiano nessun legame di sangue con te, ma tu li senti dentro e abbracciarli, baciarli non ti basta per trattenerli.

A presto

La versione di Lui … 3 Dunque

Dunque..

Partiamo da Tania.. biondo miele, cicciottina, bel seno, bel sorriso… dopo un po’ di chiacchere in chat accetta il mio invito a bere qualcosa insieme. Dopo i primi minuti di imbarazzo, scopriamo di avere parecchie esperienze in comune, lo stesso smarrimento di ritrovarsi single dopo tanto tempo, due lavori che ci occupano parecchio tempo. Il tempo scorre via veloce in quella sera estiva…ci spostiamo a fare due passi e prendiamo una birretta..vedo che gli occhi che mi guardano hanno un velo ben percettibile di miele.. le sposto i capelli e le sussurro <<E se adesso ti baciassi?>> come risposta vedo nascere un sorriso e non indugio oltre… e si, Tania bacia bene se è questo che volete sapere. Ma il tempo è infame e siamo due cenerentole, per cui ci dirigiamo verso le macchine mano nella mano. Gli strusciamenti e le mani si fanno via via più curiose e anche l’amichetto di sotto si sveglia speranzoso. I saluti fanno preludere ad un prossimo incontro molto focoso… beh il secondo incontro non c’è mai stato. Colpa mia? Colpa sua? Boh…di sicuro è stata un occasione persa. Non siamo riusciti a beccarci nel breve per impegni lavorativi di entrambi e il fatto che il sabato successivo non mi ha messo in pole position mi ha fatto desistere facilmente. Ma probabilmente era che nel frattempo stavo sentendo Carlotta. Ah Carlotta…uno dei misteri irrisolti della mia natura.

Iniziamo dal principio. Carlotta non ha una sua immagine come foto, dista pochi km da casa mia. Me la ritrovo sempre tra i profili proposti…visto l’insistenza metto lu cuoricino. Poco dopo mi ritrovo compatibile con lei. Si rivela iper simpatica, super sveglia, e sempre pronta alla battuta. E’ veramente piacevole chattare con lei. Il fatto che non abbia sue foto mi fa suonare un campanello importante, ma alla fine penso nella peggiore ipotesi sia un uomo. Alla peggio mi bevo una birra con un ometto a cui piaccio, quindi problemi zero. Dopo poco tempo ci scambiamo i numeri di telefono e ci diamo appuntamento per andare a cena insieme. La passo a prendere…caz…mi ritrovo un donnone moro, con accento siculo, e un sorriso contagioso. E’ praticamente la mia nemesi…ahahah. Lei parte avvantaggiata…mi ha già visto in foto. Ci dirigiamo verso il ristorante per abbuffarci di sushi, passione in comune. Epica la scena in cui con nonchalance mi sfilo la cintura che ho autoprodotto per mostrargliela e lei mi fa <<Ti faccio già questo effetto?>> Passiamo una serata veramente piacevole; ho la conferma di tutto ciò che di buono e positivo avevo notato…durante il tragitto in auto per riportarla a casa incomincia a stuzzicarmi, a darmi i bacetti sul collo, a leccarmi i lobi delle orecchie, a bisbigliarmi nelle orecchie…sembra diventata un gattina che fa le fusa.

Si è fatto tardi.. devo preparare la valigia. Settimana prossima si va in vacanza per un po’.. troppo poco a dir la verità.

A presto.

Alfonso

Ah tra parentesi…Mi ritrovo Tania tra i suggerimenti di amicizia di fb. Si è fidanzata con un ragazzo che mi somiglia terribilmente. E’ diventata più carina. Si, sono sempre il solito coglione, è quello che ho pensato.